ALTERAZIONI
DIRITTO DI SCELTA (editoriale 01/01)
Ma
se un signore di 50 anni finita la sua giornata anziché un bicchiere di whisky si fa uno
spinello non vedo che male c'è.
Claudio Martelli, Sette/Corriere della Sera, maggio 2000
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Non mi piacciono i fondamentalismi, i pasdaran della droga a
tutto spiano sono idioti come quelli della droga mai. Non credo al diritto alla droga come
non credo al diritto alla casa, alla felicità, alla sessualità, al lavoro. La droga,
così come la casa etc. è una scelta, una libera scelta personale.
Quando penso ai diritti così intesi per analogia mi trovo a pensare ai doveri. E non so
perché mi viene in mente il dovere verso la patria, il dovere verso la famiglia, lo
stato, la chiesa.
Ho un certo senso di nausea e collego indissolubilmente dovere a maggioranza, a Bene
Comune o altre panzane del genere. Ho egoisticamente e felicemente fastidio della
maggioranza, delle maggioranze, non è, mi pare ovvio, una questione politica, ma
culturale.
La ricerca spasmodica di consenso mi ricorda un po' troppo Peron, Mussolini, Stalin,
Hitler, Pol Pot, Franco, Tito, Ceausescu e tutti gli altri cercatori di maggioranze
plebiscitarie a qualsiasi costo. Le adunate oceaniche non sono il nostro (scusate per
l'appropiazione indebita del plurale maiestatis) fine. Il nostro fine è quello che
Martelli (proprio lui il delfino di Craxi_Jervolino_Vassalli) ha lucidamente
(tardivamente) ammesso: la libertà di consumare la canapa a casa nostra, con i nostri
amici consenzienti, nei luoghi pubblici che volessero accettare questa possibilità,
all'aperto passeggiando o facendoci un pic nic, ovunque questo comportamento non possa
infastidire.
Il nostro fine è poter scegliere cosa fare, quando farlo e dove farlo con l'unica
limitazione: non rompere i coglioni ad altri. Più che adunate oceaniche serve, e ne sono
convinto, una sana e consapevole presa di coscienza individuale: consumare canapa non è
un diritto, è una scelta che nessuno dovrebbe mai impedire a qualcun altro, neanche la
maggioranza. |
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