Del furore del possedere, si è dipendenti come e peggio della droga.
Alcuni non riescono a trattenersi dallaccumulare oggetti del desiderio, spesso ad
ogni costo. Io sono fra quelli.
Mi è capitato di deprezzare e litigare per un Mantegazza del 1911, battibeccando sul
valore di una 15° edizione con un bouquiniste nostrano. Ma il Mantegazza vale sempre una
litigata, e alla fine ogni desiderio non soddisfatto è un rimpianto.
Cè chi ama possedere qualsiasi cosa, chi si specializza, chi ama solo acquistare
per il gusto di farlo, cè insomma materia per generazioni di psicanalisti.
Nelle mie acquisizioni sono disordinato. Lo preferisco. Accumulo oggetti che poi seleziono
divido e archivio.
Cè da chiedersi, e se lo state facendo vuol dire che anche
voi siete malati, perché possedere.
La mia risposta è: perché no.
Giorni fa discutevo con un amico che sosteneva che il possesso ti impone la schiavitù.
Diceva, a ragione, non cè libertà nei legami terreni, fisici. Come dargli torto,
abbandonare una biblioteca, una collezione di lattine o di cartine, spesso è più penoso
che lasciare il o la propria amata.
Ho ribattuto, senza convinzione, che si può sempre essere liberi a tempo, andare in
vacanza. La verità è che le cose hanno una storia, e che possederle è possedere un po
di storia.
Se state ancora leggendo vuol dire che qualcosa a cui tenere lavete,
e vi state chiedendo cosa questo centri con la canapa.
Centra.
Come ogni accumulatore che si rispetti il cannabifilo ama conoscere. Sperimenta tutti gli
usi, le varietà, acquisisce storie, scambia oggetti e opinioni. Non è un semplice
consumatore. Il consumatore è quello di surgelati. Lasciamo queste definizioni a chi fa
politica e ragiona in termini di percentuali e convenienze. Il cannabifilo è un amatore,
un curioso. Leggi permettendo, compra libri, adotta piante (vere o fittizie), necessarie a
foumer.
É un mondo variopinto, basta farsi un giro in rete: ci sono i raccoglitori di cartine, i
patiti delle pipe o dei chilum, i bibliofili, i collezionisti di magliette, di dischi a
tema, di poster, di accendini... Non ci credete? fate un giro a un mercatino freak, andate
a un festival reggae o a un incontro antiproibizionista, non è forse pieno di venditori
di oggettistica, gadget, libri? A chi pensate che vendano, ai poliziotti?
Credete, e convincete i vostri amici, non è solo una questione di sterile sballo, è una
spinta alla storia, alla conoscenza.