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Nuccio

LA VERA STORIA DEL DIVANO LUMINOSO

-estate 1999-
Avete presente il gusto che si prova, dopo una giornata di quelle che nessuno vorrebbe mai incontrare, a sbracarsi sul divano davanti al televisore (non importa il programma) a rincoglionirsi definitivamente prima di infilarsi nel candido lettuccio e poter così finalmente godere il sonno del giusto?
Beh, io si. E non mi accontento solo di questo, completo il quadro con fantozziani panini, birra e rutto libero.
Certo non credo di essere un gran bello spettacolo, ma chi se ne frega.
La soddisfazione aumenta progressivamente, assieme alla sonnolenza.
Si fa sempre più accurata la ricerca del massimo comfort: cuscini al posto giusto, copertina sui piedi, beveraggio e telecomando a portata di mano.
Ma c'è qualcosa che mi disturba. Non riesco a capire che cosa sia, è faticoso anche pensare!
Ma finalmente realizzo che si tratta delle briciole del pane, sparse sul divano, che insidiano la pelle... uffa, che seccatura, devo sollevarmi su un gomito e con l'altra mano spazzolare la stoffa, accidenti, sembrano appiccicate, devo spazzolare con più forza...
E mentre muovo svogliatamente la mano mi pare di intravedere fra la trama della stoffa una specie di luce che filtra. Devo essere proprio stanco. Però mi prende una strana inquietudine. Che cosa sarà? Mah, ci penseremo domani, adesso non ce la faccio, niaafò, e così mi addormento lì dove mi trovo, sul divano.

La sera successiva ho ospiti a cena, così devo mettere un po' in ordine per non fare proprio la figura del cro-magnon: lavare i piatti (a quando la lavastoviglie?), passare l'aspirapolvere (quello ce l'ho), accendere il barbecue e tutte quelle belle cose interessanti che faccio solo quando invito qualcuno a cena, per il motivo di cui sopra. Fra le altre incombenze che mi sono dato c'è anche la rimozione dal divano dei residui di briciole. Ma oggi che sono più fresco ricorro ad una spazzola, così il lavoro riesce meglio. Ma quando, spazzolando con energia, comincio a vedere una sorta di luminosità che filtra dalla trama del tessuto, mi viene in mente l'episodio della sera prima, e mi riprende quello stesso senso di inquietudine.
Naturalmente a me, essere dotato di ragione, sostenitore del materialismo scientifico, ecc..., non puoi venire a raccontare storielle, ci deve essere una spiegazione, così provo a toccare i cuscini, a sollevarli per guardarci sotto, e tutte quelle cose che chiunque farebbe in un caso del genere, solo che più vado a fondo nella mia ricerca, più vengo investito da ondate di una sensazione che ad un certo punto chiamare inquietudine sarebbe riduttivo, diventa vera paura, fino a trasformarsi in panico totale quando cerco di toccare la cerniera per aprire i cuscini.
E' più forte di me, sono costretto a fare un salto indietro, ad allontanarmi da quella che mi sembra di aver individuato come la fonte di quelle sensazioni così sgradevoli.
Se rimango a distanza di sicurezza (ma quale sarà poi la distanza di sicurezza? e sicurezza da che cosa poi?) le sensazioni si attenuano fino a scomparire, in parallelo con quella luce fluorescente che filtra attraverso la stoffa.
L'esperienza dovrebbe insegnare che è opportuno tenersi distanti da qualcosa (anche se non si sa che cosa) che ti fa star male, ma l'uomo è strano, fatto non fu per viver come bruto, ma per seguir virtute (mah) e, soprattutto, conoscenza. Per farla più breve e meno aulica, sono roso dalla curiosità, così mi avvicino di nuovo e di nuovo comincio a vedere quella luce fluorescente verdolina che filtra dalla stoffa e, contemporaneamente, ricomincio a sentire anche la preoccupazione, la paura ed infine il terrore puro quando tento di aprire la cerniera.
E' troppo. Nessuno può resistere al terrore, a quel terrore ancestrale per l'ignoto, per il buio, per i mostri, tutto quello che da bambino ti fa cacciare la testa sotto le coperte ed urlare come un ossesso fino a che non arriva la mamma o il babbo a calmarti, a dirti che va tutto bene, come nei film americani.
Col cazzo che va tutto bene.
Qui c'è qualcosa che non va bene proprio per niente.
E all'arrivo dei miei ospiti mi getto su di loro alla ricerca di sollievo, proprio come quel bambino impaurito.
Naturalmente il mio racconto concitato viene accolto da una siepe di sorrisini del tipo il ragazzo è stressato, ha bisogno di ferie. Ma se sono appena tornato dalle ferie!
Qualcuno, nonostante i miei consigli alla prudenza, si siede allegramente sul divano e, naturalmente, non succede un bel niente. Al che cominciano a sorgermi seri dubbi sulla mia salute mentale. Dopo un attimo però ricordo che anche a me, fino a che stavo semplicemente seduto su quel divano non succedeva un bel niente, tutto cominciava quando cominciavo a frugarvi in qualche modo...
BANG       
Folgorazione: dentro ai cuscini del divano c'è un essere alieno che si difende dagli interventi esterni potenzialmente pericolosi provocando paura...
e subito dopo anch'io comincio a pensare di me stesso: sei stressato, hai bisogno di altre ferie.
Nel frattempo però anche chi è seduto sul divano, dopo aver battuto ripetutamente sui cuscini per invitare altri a seguirlo, fa uno schizzo in avanti come quando a scuola trovi una puntina sulla sedia, cacciando un urlo e strabuzzando gli occhi con un'espressione fra il sorpreso e l'impaurito.
- Ma che razza di scherzi sono questi?-
Magari fossero scherzi.
Uno alla volta (vi ho già detto della curiosità umana) tutti vogliono provare l'esperienza, in modo più o meno spinto a seconda della personale propensione al rischio. Alla fine ci ritroviamo tutti seduti di fronte a quel maledetto divano, a rispettosa distanza, naturalmente, a scambiarci ipotesi più o meno assurde, più o meno fantascientifiche. Che altro si può fare? Nessuno di noi ha mai avuto esperienze simili, neanche lontanamente.
Alla fine, molto coraggiosamente, decidiamo di chiamare la polizia. Che se la vedano loro.

Il loro intervento non risolve poi molto. Vengono ripetute pari pari le nostre esperienze e dopo un po' ci ritroviamo di nuovo seduti di fronte a quello stramaledetto divano, a rispettosa distanza, a porci reciprocamente domande e ipotesi, solo un po' più numerosi.

Ma in un gruppo c'è sempre l'eroe di turno che si propone di andare fino in fondo, costi quel che costi. I tentativi di dissuaderlo risultano piuttosto fiacchi perché ognuno di noi in fondo desidera che qualcuno tolga quella patata bollente dal fuoco. Così l'eroe parte, sul suo cavallo bianco, la lancia in resta (si fa per dire, naturalmente). La sua idea è quella di sopportare quella sensazione di paura bestiale, cosciente che in realtà non sta correndo alcun pericolo reale, aprire un cuscino, affondare la mano e verificare che cosa c'è dentro.
Le sue urla sono bestiali tanto quanto il terrore che evidentemente in quel momento prova mentre fa scorrere la cerniera del cuscino, ma sembra addirittura che gli occhi gli debbano schizzare fuori dalle orbite quando con gesto repentino ficca la mano dentro quel ventre lanoso.
E basta. E' tutto, perché improvvisamente smette di urlare e rimane lì accasciato sul pavimento davanti al divano. La mano è scivolata fuori dal cuscino e sembra paralizzata, con le dita bloccate nella posizione che io userei se dovessi raffigurare con le mani la paura.
Lo scostiamo dal divano con dei bastoni di legno, come se fosse stato folgorato, con tutte le cautele possibili, per lui e (soprattutto, devo ammetterlo) per noi. Non respira più. E' morto. E' morto di paura, con la bocca sbarrata, gli occhi strabuzzati, le mani rattrappite.
Non ce la faccio più, senza pensarci su troppo afferro il divano per il telaio (toccando quei punti fino ad ora non era successo niente), lo trascino fuori in giardino e gli rovescio sopra tutto il carbone del barbecue. Nel giro di pochi istanti prende fuoco con decisione e dopo pochi minuti non ne rimane che un mucchietto di cenere fumante.
A dire il vero mi sarei aspettato un coro di urla disumane salire in cielo insieme alla fiamma crepitante con sembianze vagamente umane, invece niente di tutto ciò. Un semplice e normale fuocherello e fine. Comunque nessuno è ancora tranquillo quando cominciamo a frugare in mezzo alla cenere con bastoni e palette, ma, nonostante il nostro accurato setacciare, non troviamo assolutamente niente di strano o di anormale.
Pian piano realizziamo che è tutto finito, è tutto veramente finito. Senza conseguenze se non l'erba del prato bruciacchiata ed il tragico irreparabile gesto del nostro eroe. Anche lui è finito, veramente, irrevocabilmente.
Tutti tornano a casa, tutti provano a spazzolare i propri divani per vedere se succede qualcosa di strano, tutti pensiamo chissà che cosa scriveranno quelli della polizia nei loro verbali, tutti col tempo torniamo alle nostre vite normali e l'episodio rimane solo una cosa strana da raccontare agli amici, nessuno dei quali ci crederà mai nemmeno per un istante.

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- Estate 2000 -

All'Hotel Des Bains, frontemare, una giovane inserviente del 2° piano sta percorrendo il corridoio armata di paletta e spazzola per le ultime finiture del mattino. Su quel divanetto non ci si siede mai nessuno, i divanetti nei corridoi degli alberghi non servono proprio a un accidente, pensa mentre lo struscia con la spazzoletta, raccogliendo la polvere nella paletta.
Il corridoio è inondato dalla luce del sole, per cui non si accorge che dalla trama della pesante stoffa damascata filtra una strana luce verdolina fluorescente, però si sente un po' impaurita, ma pensa che sia per la preoccupazione che il direttore la colga a non fare bene il proprio lavoro, così passa un ultimo colpo di spazzola in un angolo del divanetto e se ne va con un brivido di angoscia nel petto.

 

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