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Nuccio

AUTO

E' sera, é passata un'altra giornata. Il lavoro che faccio a volte é piuttosto squallido, per cui a quest'ora é proprio così che mi sento: squallido. La sensazione é di aver passato un'altra giornata quasi inutile.
Così scendo, metto in moto la macchina e parto. Dove vado? Boh, non ho una meta precisa, ho solo voglia di andare, di guidare, di divertirmi un po', e allora prendo la direzione delle montagne.
Mi ci vuole una mezz'oretta prima di arrivare a intravvedere le prime vere salite, le prime vere curve, dopo Spilimbergo, dalle parti di Pinzano, ma tutto sommato serve a scaldare la macchina e a farmi entrare in confidenza con la guida.
Mi é sempre piaciuto guidare, ma negli ultimi anni avevo perso parecchio la mano, un po' perchè da queste parti il livello di guida é mediamente piuttosto basso, un po' perché non avevo una macchina che mi invogliasse a darci dentro.
Ma con questa gloriosa Golf mi é tornata la voglia. Sto cercando di tenerla bene. Vorrei che mi durasse un po' perchè per me comprarne un'altra sarebbe piuttosto difficile.
Così, con questi pensieri in mente, comincio la prima vera salita: su verso la Val d'Arzino.
Quando schiacci, dopo i 5.000 giri senti il motore che ruggisce proprio, aiutato dallo scarico piuttosto aperto.
Nella mia mente ho strutturato il percorso che ho deciso di fare come una specie di rally, con tratti di trasferimento là dove non trovo divertimento a correre, o dove ci sono dei paesi da attraversare, e tratti da fare più in velocità, come se fossero delle prove speciali.
All'altezza di Anduins giro a sinistra e continuo verso Vito d'Asio, Clauzetto, Pradis.
Quando la strada si fa troppo stretta mi sento un po' preoccupato perchè mi seccherebbe veramente rovinare la macchina, e così regolo la velocità in modo da avere sempre un certo margine. Quando poi comincia la discesa verso Campone, allora rallento decisamente: correre in discesa mi fa paura. Si dice che bisogna avere il pelo, e forse non ne ho abbastanza.
Continuo a scendere verso Meduno e, all'altezza di Navarons giro a destra e comincio la seconda "prova speciale" fino a Poffabro.
E' veramente divertente viaggiare con questa macchina. Non sarà proprio una bomba ma sufficiente per farti togliere delle belle soddisfazioni, e, tutto sommato, per me é meglio così, se no potrei anche rischiare di farmi male. Beh, a dire il vero un certo rischio c'é comunque! Infatti una curva presa forse troppo allegramente mi fa partire il culo. Istintivamente mollo l'acceleratore e così mi rendo conto che ho perso quegli automatismi che ti fanno controsterzare e tirarti fuori dalla curva con il motore in tiro.
Altro trasferimento fino all'inizio delle salita che porta alla Forcella di Pala Barzana e via.
Questo tratto é bello , c'é da guidare parecchio.
La temperatura dell'olio sale oltre i 100°, fino quasi a 120°. Mi chiedo se é normale o se dovrò pernottare in mezzo al bosco.
A dispetto della temperatura dell'olio arrivo bene in cima, e poi di nuovo giù fino al lago di Barcis.
Da lì vorrei salire al Piancavallo, ma trovo la strada chiusa, e allora decido che per questa sera può bastare. Dietro front e si torna a casa, naturalmente cercando di scegliere sempre le strade meno banali.
Sulla strada del ritorno, quando il cervello può ricominciare a pensare a tutto tondo, vado con la mente a mio fratello. Non credo che lui possa capire fino in fondo l'importanza del regalo che mi ha fatto. E non sto parlando solo del fatto economico, ma anche del fatto che mi ha rimesso in moto, prima un po' di riflesso, con le corse, poi più direttamente, con la macchina. E ho la sensazione di non essere stato capace di dirglielo come avrei voluto: gli uomini devono essere duri! E invece quando ci penso quasi mi commuovo e vorrei dirglielo, ma non so bene come fare, non siamo abituati a queste cose.
Ma forse glielo sto dicendo adesso.
Chissà se basta.

 

fuoritema ©- laboratorio permanente di scrittura e lettura
coordinato da Dario Marini

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