|
| |
Nuccio
MINTA
(La scena degli addii)
Non piangere, Minta, non piangere.
Tuo figlio adesso non soffre più.
Hai visto com'è bello, con il viso tranquillo, sembra quasi che sorrida.
L'hanno già disteso nella barchetta con il suo abito bianco.
Non si sarebbe potuto desiderare una giornata più adatta, è tutto bianco: la neve, le
nuvole. E ci sono tutti quelli dell'Altopiano, ma proprio tutti, e tutti vestiti di
bianco. Anche i preti sono già sull'orlo della cascata a pregare.
Gli hanno fatto una barchetta con la corteccia di quell'acero chiaro, sai, quello vicino
al torrente; è così sottile che ancora prima di toccare il fondo della cascata sarà
già andata a pezzi e trasformata insieme a lui in un milione di goccioline e la cascata
le farà volare e gli aironi le prenderanno con il becco e con le piume e le porteranno
dappertutto, sui campi, sui fiori, sugli altri animali, sulle nuvole. Ed entrerà in tutti
loro, diventerà parte di loro. Finalmente sarà libero, sarà grande, sarà ovunque,
anche lui diventerà Dio, come tutti quelli che sono morti prima di lui.
E noi ameremo ancora di più tutte le cose che ci circondano perchè in ognuna di esse
potrebbe esserci una goccia di lui.
Il mondo ci sembrerà più bello.
Fino al giorno in cui anche noi potremo diventare Dèi.
Non sei contenta, Minta?
Vieni, andiamo anche noi a metterci l'abito bianco e a liberare la barchetta.
Andiamo, su.
|
|
|