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Nuccio

IL SOGNO DI MARIBEL


Maribel, a dispetto del proprio nome, non è bella, non lo era mai stata, neanche da piccola.
Si dice che i bambini e le mamme siano tutti belli, beh, Maribel no, lei non lo era.
Tutti dicevano: guarda, ride, oppure: senti come mi stringe il dito con quella sua manina, ma mai nessuno che dicesse: com'è carina.
Non che fosse repellente, questo no, era... normale, senza infamia e senza lode. Passava inosservata.
E così aveva passato la sua infanzia e l'adolescenza: inosservata. Soprattutto dai ragazzi. Si sa che i ragazzi amano riempirsi gli occhi con le immagini delle ragazze. Lei non aveva granché per riempire gli occhi di un ragazzo.
A dire il vero non che gliene importasse molto.
Maribel era fatta così.

Intorno forse ai trent'anni (l'età giusta non se la ricordava bene nemmeno lei) un coltivatore della zona un bel po' più vecchio di lei la chiese in moglie.
Tutti, lei compresa, pensarono che forse lui cercava solo una donna chiamata moglie che gli tenesse a posto la casa a che, all'occasione, cioè quando non era troppo stanco, gli consentisse di inzuppare il biscotto gratis.
La sua vita matrimoniale, in fondo, non si era discostata poi molto da questa traccia.
All'inizio le aveva fatto un po' male, voglio dire non scopare i pavimenti, quell'altra cosa della quale nessuno le aveva parlato e che a lei non interessava molto, anzi, possiamo dire che non le interessava affatto.
Spazzare per terra, invece, non le dispiaceva per niente. Intanto non faceva male, e poi, una volta pulita la casa, si spingeva sul marciapiede e lì volutamente rallentava, tanto che la gente pensava fosse un po' tarda. Ma a Maribel non interessava. Le piaceva moltissimo guardare la gente che passava lungo la strada e sul marciapiede.
Non le interessavano le automobili, i vestiti, le scarpe, no, a lei piacevano le persone.
Guardava in viso chi passava ed era come se leggesse dentro ognuno di loro, i loro sentimenti, la loro storia, le loro vite, e tutto ciò le sembrava straordinario, in certi momenti quasi commovente.

La dovreste vedere adesso, Maribel.
Si è preparata una borsa, non troppo grande, tanto non le serve molta roba. Niente abiti da viaggio, il solito vestito, con sopra il grembiule, e sopra ancora l'impermeabile, perché non si sa mai.
E sta marciando trionfante verso la stazione, con quell'espressione che non si sa se vuol ridere o piangere, ma sulla bocca e negli occhi il sorriso chiaro, trasparente, di chi ha deciso di andare a guardare negli occhi il resto del mondo.

Provate a fermarla adesso, se ne siete capaci.

 

fuoritema ©- laboratorio permanente di scrittura e lettura
coordinato da Dario Marini

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