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Marisa Toffolo

ZITTO E MOSCA

State a sentire. Oggi voglio raccontare io. Sono stufa marcia della gente che viene a raccontarmi storie. E mica sganciano un soldo bucato perché li stia a sentire. Mi hanno preso per una... come si chiamano quelle... psi... psi... ah! Si, per una psicologa! Non c'entro niente con quel tipo di gente là, io. Te li raccomando quelli che prima studiano per anni ed anni e poi fanno parlare gli altri. Io, se fosse per me, gli altri mica li farei parlare. Che se ne stessero zitti una buona volta! Com'è che invece hanno sempre qualcosa da dire appena arrivano alla cassa? "Mamma mia, signorina! Quanto è aumentato questo prodotto! E... non tenete più quel detersivo che lava più bianco che mi trovavo così bene... E... come si usa 'sta paletta per spiaccicare le mosche?" Ma dico io, non ha proprio niente di meglio da dire la gente! Cribbio, non sanno che nella vita ci sono cose più importanti! Si, più importanti. Come quella che sto per raccontarvi.
La prima volta che lo incontrai non lo vidi. Lo sentii. No, non parlo della sua voce, quella ancora oggi cerco di immaginarmela. Da principio non sentii nemmeno il suo profumo, anzi il suo odore. Quello mi penetrò dalle narici fin dentro il cervello. E nel sesso solo dopo, quando mi ritrovai nel suo... chiamiamolo ufficio.
Ciò che sentii quella mattina di primavera, fu il suo sguardo su di me.
Là nel solito tram affollato, tra gente che leggeva, dormiva o, come me, fissava il vuoto, quella mattina ho sentito due occhi che mi accarezzavano. Quando ci penso sento ancora i brividi! Fra tanta gente proprio me. Me. E non ero nemmeno truccata!
Quando scese lo seguii come rapita.
Accadde là, dietro la porta di vetro smerigliato opaco con la scritta nera.
Dopo, nell'esatto momento in cui si riinfilò i pantaloni e stavo per sentire - anche - la sua voce, proprio nell'attimo in cui stava per pronunciare quello che mai saprò, squillò il telefono.
Era come se qualcosa si fosse infranto. Trasalii. Dove sono? Dio mio! Le otto e quattordici! Il tram, il supermercato, la cassa... Devo scappare!
Da allora non ho più voglia di lavorare, di ascoltare. Non ho più voglia di niente.

 

fuoritema ©- laboratorio permanente di scrittura e lettura
coordinato da Dario Marini

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