Mamma ci diceva sempre: "Imparate da vostro padre!" ma quando
quel pomeriggio, mentre tornavo a casa dall'oratorio, le balenò il fondato sospetto che
avessi fumato, non mi sembrò affatto contenta che avessi seguito le esemplari orme
paterne.
Ricordo, era Aprile. Lei era in cucina assorta,
come ogni lunedì, sopra il quaderno su cui segnava con la matita rossa e blu le spese e
le entrate. La sua espressione sconsolata rivelava che, come il solito, quello che vedeva
non coincideva affatto con quello che avrebbe voluto vedere. D'altra parte lo scollamento
tra realtà ed aspettative era una costante che si riproponeva inesorabilmente nella sua
esistenza. Un destino impietoso, non c'è che dire! Quando aveva sposato mio padre, ad
esempio, lui era quel che si dice un giovane di belle speranze. "Si, proprio belle
speranze!" sospirava lei e noi, seguendo il suo sguardo, guardavamo papà stravaccato
sul divano in canottiera con quei peli ispidi sotto le ascelle che emanavano un odore
penetrante. Ci sforzavamo di immaginare come concetti di bellezza e di speranza potessero
coniugarsi alla figura di nostro padre e ci chiedevamo, soprattutto, come avesse potuto
coniugarsi nostra madre con lui.
Era un pomeriggio d'aprile, stavo dicendo,
nell'aria si spandeva il famoso profumo della primavera. Sì, avete presente quell'afrore
penetrante che fa scatenare nelle massaie il desiderio irrefrenabile di immolarsi nelle
eroiche pulizie. Quella fragranza invadente che quando si espande fa tremare gli studenti
prossimi agli esami. Quell'effluvio che trascina nel vortice dell'innamoramento gli animi
più inclini al sentimentalismo. Ecco: tutte quelle esalazioni che sanno inebriare gli
organi olfattivi di così varia umanità e possono sconvolgere i più consolidati menages
coniugali, non furono tuttavia sufficienti a rapire mia madre (se non in uno sconveniente
raptus amoroso, almeno in un delirio di grandi pulizie!). Fu così che quando, ostentando
una cauta allegria, la sfiorai dirigendomi rapido e leggero verso la mia camera, iniziò a
sniffare l'aria corrugando la fronte. Ad un tratto si bloccò con una subitanea, atroce
illuminazione. Mi freddò sentenziando sprezzante: "L'ho sempre detto io! Tale e
quale a tuo padre!"