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La prudenza è tutto

 

Voglio un uomo che se lo butti giù dal balcone poi non mi torni su rivendicando... per questo ho deciso di vivere al 13° piano del grattacielo Santin, quando si tratta di uomini la prudenza non è mai troppa e la prudenza è tutto nella vita. una può scegliere benissimo il proprio uomo, può fare le prove, far finta di essere ammalata e farsi portare al bagno in braccio alle tre di notte, ma non si ha mai, dico mai la certezza che se ti rompe e lo butti giù dal balcone, quello non ti torna su e ti riempie di botte o anche peggio, ma non è per questo, i lividi passano, è che proprio non sei mai sicura di potertene liberare...

Tu dici dal 13° piano è una bella prudenza, mi pare...

Ma no vedi, già è tredici e tredici può portare scalogna a me e fortuna a lui, ma tant’è il 14° piano qui non l’hanno costruito e palazzi più alti a Pordenone non ne fanno, per via del terremoto, che quella volta , nel ‘76, tutti si sono cagati sotto, oscillazioni di metri ai piani alti, roba da brivido cara mia, se non fosse che la prudenza in fatto di uomini per me è molto più importante di quella per le calamità naturali, col cavolo abiterei al 13° piano, mi sarei accontentata, che ne so, del 7° o del 9° tanto per mettermi al sicuro dalle inondazioni, che con tutti ‘sti fiumi qui, non si sa mai, ma l’uomo, l’uomo è il vero pericolo, quindi, per ora abito al 13° e se in futuro costruiranno un grattacielo più alto, all’ultimo piano ci andrò ad abitare io. Sono un po’ fissata, è vero, ma è una vita che abito con uomini, nella mia famiglia, prima di diventare una lisciostar, condividevo aria, spazio e soprattutto cesso con 7 maschi, a cominciare da mio padre, occupatore dell’unico bagno dalla 3 del mattino alle 5, durante le trasmissioni delle Tv oltrefrontiera , quelle che osavano far vedere i veri spogliarelli... e mio fratello Alex, suonatore di grancassa nella banda comunale? Ogni giorno alle 17 si faceva la doccia e si preparava con la sua uniforme per uscire a suonare, barba, capelli, profumo e prove di portamento davanti all’unico specchio di casa, per non parlare di Massimo, il tossico, con quello, quando stava a casa, il bagno era sempre occupato o perché si faceva pippe o perché si addormentava nella vasca da bagno con la cera nelle orecchie perché aveva la fissa che se gli entrava l’acqua (nelle orecchie) sicuramente sarebbe morto annegato, o perché sveniva e non c’era verso di fargli lasciare la porta aperta, la sua privaci, diceva, voleva la sua privaci, in casa eravamo in 12, che privaci vuoi avere in 12 ammucchiati in 100 mq? E Antonio, Antonio nevrosi ossessiva da orsetto lavatore, ogni volta che vedeva il bagno aperto, si infilava dentro e cominciava i suoi rituali, in ordine mai sbagliare, per ogni pezzo il suo detergente apposito, specifico, con il giusto pH e il giusto potere purificante, idratante ecc...

Peppino invece usava il bagno per pulire i pezzi del suo Fantic, lui era di quelli che passavano le ore della notte sotto le finestre degli altri a fare casino con il motorino, rigorosamente senza silenziatore della marmitta che se no non è più bello e poi di giorno, o meglio nel primo pomeriggio perché la mattina la passava a dormire, smontava a turno i vari pezzi del motorino, li portava su in casa, si chiudeva nel bagno e li puliva, limava, saldava e poi puliva di nuovo, e poi giù a provare e poi su a rimodificare, e poi pronto per un’altra notte... e noi, noi femmine, mamma, io, le gemelline Nico e Letta che si chiamavano così perché i miei sono stati presi alla sprovvista quando invece di una ne sono nate due e tutte due femmine, per giunta e loro avevano pensato un nome solo e così lo hanno diviso in due, Nico e Letta appunto, che altri nomi non ne sapevano più, esauriti per i miei fratelli e me che sono Andrea, si anche se ho l’albicocca, perché quella volta, l’unica volta che quella spresieduta di mia madre aveva osato fare l’ecografia, le avevano detto che era un maschio perché hanno preso il cordone per un pisello, e loro si erano preparati Andrea e Andrea sono rimasta ma in quanto a nomi origginali c’è poi mia sorella Luanetta, Luanetta scritta così all’anagrafe, finché camperà magari novant’anni, si chiamerà Luanetta perché papà voleva Luana, ma a mamma sapeva di bagascia e allora ha chiesto almeno il diminutivo, Luanetta che così pare di più da brava cristiana...

Come? Cosa c’entra tutto questo con l’abitare al 13° piano? La prudenza non è mai troppa... metti, no metti che lo butto giù dal 13° piano e quello in volo si spoglia ed esce Superman?

 

fuoritema ©- laboratorio permanente di scrittura e lettura
coordinato da Dario Marini

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