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Isabella
Adelina
Eredito da mia nonna Adelina una smodata passione per i dolci.
Come quello della nonna, anche il mio io è di misura sproporzionata ma i suoi confini
puntualmente si attestano davanti ad un vassoio di bignè al cioccolato.
Già piccolissima fui ritrovata febbricitante dopo aver divorato un'intera scatola di
gianduiotti e a sei anni fui bandita dalle festicciole di compleanno perché mi attestavo
con il mio io al tavolo delle leccornie e lì rimanevo inebetita ed estranea ai giochi dei
compagnetti.
Forse è per questo che quando penso ad una cosa davvero triste, penso a quella volta che
Papà invitò a cena a casa il povero Dr. Gualtieri di Milano.
Il povero Dr. Gualtieri era il chimico del laboratorio centrale dell'Euratom ed era reduce
da un episodio di epatite A che gli aveva regalato un' inquietante carnagione allo
zafferano.
La mamma, in onore dell'ospite, aveva cucinato ossi buchi con riso e io non ho mai odiato
tanto una cosa come ho odiato gli ossi buchi col riso.
Ci era stato raccomandato, a noi bambine, di non toccare per nessun motivo al mondo alcun
oggetto personale del povero Dr. Gualtieri. Il tutto per ovvi motivi igienici anche se
papà aveva assicurato che l'epatite era ormai scongiurata.
Il Dr. Gualtieri arrivò con cinque minuti di anticipo ma con una fantastica torta gelato
alla fragola e panna come omaggio.
Fu così che con il pensiero rivolto alla meraviglia che attendeva nel frigo e con un
orrendo sforzo di autodisciplina riuscii ad inghiottire il ripieno viscido dell'osso buco
non senza l'aiuto di molta acqua.
Vi dico per inciso che mentre lottavo tra il deglutire e il rigettare il fatidico midollo
slichignoso la conversazione a tavola languiva.
Il povero dr. Gualtieri non era certo un animale sociale.
Non so neppure perché fosse stato invitato ma i rapporti gerarchici tra lui e mio padre
erano palesi anche per me bambina: mio padre a capotavola in tutta la dignità del comando
che diceva questo e quello al Dr. Gualtieri il quale per lo più annuiva e masticava.
Ma ecco finalmente mia madre aveva estratto i piattini da dolce.
Tutto era pronto.
La torta gelato era in centro alla tavola con tutta la sua succulenta pannosità e la sua
fragolosa polpa ghiacciata.
La prima fetta fu servita frettolosamente all'ospite e poi ovviamente a mio padre e quindi
a ruota a noi bambine e io giuro stavo morendo annegata nella mia stessa acquolina insieme
al mio io quando ecco improvvisamente la tragedia.
Al primo boccone mio padre sentenziò un impreveduto, crudele decreto:
"La panna è acida. Bambine non mangiate."
Ecco, sapete, credo che anche il dr. Gualtieri se lo ricordi quel momento perché io non
ho mai visto una persona tanto sprofondata dentro le spalle come quella volta.
Il Dr. Gualtieri balbettò che a lui non sembrava che fosse acida la panna e io mi
affrettai a dargli ragione solidale con lui ma soprattutto con la torta.
Ma non ci fu niente da fare. La torta giaceva derelitta sul piatto e sprofondava anch'essa
nel suo acido io pannoso e il Dr. Gualtieri giaceva pure lui derelitto anch'egli incapace
di reagire.
E io mi sentii e ancora mi sento quando ci penso schiacciata dalla crudeltà alla panna
acida della vita.
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