Era pervasa da un entusiasmo
tormentoso quella mattina e, cercando di truccarsi al meglio per affrontare il nuovo capo,
a Lea Spadoni passavano per la testa mille dubbi:
doveva fare buona impressione, di questo era sicura.
Terminato il laborioso make up, Lea si diede
un'ultima occhiata: tracce di rossetto sui denti? No, poteva andare.
Per strada si ricordò di quella volta che suo
padre le aveva detto: "Bisogna accontentarsi tesoro, nella vita non è possibile fare
quello che si vuole. Io non l'ho fatto, tua madre neppure: la facoltà di archeologia
sarà anche bella, ma di archeologi falliti si sa è pieno il mondo".
Queste le premesse della scialba carriera
universitaria di Lea Spadoni presso la locale facoltà di economia. Il padre non aveva
specificato che anche di commercialisti falliti è pieno il mondo, ma poco importava
ormai: appunto, bisognava accontentarsi.
Ma in quella fredda mattinata di Novembre a Lea Spadoni rimbalzarono in testa altre parole
per così dire profetiche: le parole che il suo nuovo capo le aveva detto al momento
dell'assunzione: "E mi raccomando signorina: POCA FANTASIA E TANTA TECNOLOGIA".
Non era certa di poter soddisfare tali
aspettative, ma tant'è: bisognava accontentarsi.
Salendo le scale del suo nuovo ufficio, Lea Spadoni si disse: "Sii naturale, non
strafare il primo giorno: PROFILO BASSO".
Si diresse verso la stanza che d'ora in poi sarebbe stata la sua: il grigio bugigattolo
dei contabili.
I colleghi erano già tutti lì davanti ai terminali, silenziosi.
Fu più forte di lei, una vocina nascosta le diede un tragico suggerimento e Lea esordì
senza pensare con un: "AH, VI HANNO MESSO QUI VOI ALTRI ARTISTI!".
E fu così che Lea imparò la regola: "Mai fare battute ad un contabile: equivale ad
una dichiarazione di guerra".
I colleghi alzarono gli occhi e la fissarono attoniti per un gelido, interminabile minuto.
Lea Spadoni si sedette in fretta davanti al suo di terminale e le sembrò di adagiarsi
nella bara.
"Il senso di soffocamento dopo un po' passa, sai: IL LUNEDI' E' UNA GIORNATA
PESANTE" le sussurrò solidale la vicina di loculo.
"Eh", pensò Lea, "speriamo.
Dopotutto nella vita bisogna accontentarsi".