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Federico

Bartolomeo Babbeo

Bartolomeo Babbeo, Barty per la mamma, il papà e i parenti tutti e tutti quelli che gli vogliono bene, Babbeo per tutti gli altri (quando si dice "vivi il tuo nome!!"), aveva avuto un' infanzia tutto sommato normale, in un paese normale, in una famiglia normale, con dei compagni di classe normali a parte le prese per il culo per via del cognome che portava, almeno fino a quel giorno … Dico normale o tutto sommato abbastanza felice esclusa la parentesi su calcio: non che proprio non gli piacesse (il calcio), ma non capiva perché quando arrivi ai sei anni tutti i papà cominciano a rendere esplicito il sogno che i loro figli diventino dei campioni di football; un' altra cosa non capiva su quella volta che suo padre gli disse "Se proprio non vuoi giocare a pallone almeno uno sport lo devi seguire, aiuta a crescere e sani e robusti e leali e etc. etc. " : perché tutti avevano riso, comprese mamma e nonna quando lui aveva replicato: " Papà, voglio diventare il campione del mondo di biliardo all' americana!". Che tutto sommato fare il campione di biliardo è di certo più falsopiano che gicare a calcio, dico, palle e stecca, stecca e palle.
Riprendiamoci: bambino normale, famiglia normale, vita normale, almeno fino a quel giorno, anzi era sera. Era sabato e quando hai 10 anni ed è sabato sera e tuoi sono fuori, e fratelli più piccoli sono sotto dai nonni, e sei verso la fine degli anni settanta e anche se gli altri hanno la TV a colori e tu no, beh, non puoi, dico non puoi fare a meno di mettere su RAI UNO per cuccarti la Ether Parisi infilata dentro quella tutina "ti vedo, non ti vedo, ti vedo" (2 a 1 per i "ti vedo" sui "non ti vedo"). Barty se lo ricordava benissimo quel giorno, anzi era sera, perché lì era cambiata la sua vita (tra l' latro aveva anche scoperto che il pisello non serve solo per pisciare, ma questa è un' altra storia): insomma, nel bel della serata, non ti sbuca fuori quel nanerottolo del mago Silvan con la magia del cucchiaino "e abbra cadabbra" che ti "abbra cadabbra" guarda un po' il cucchiaino gli si piegò tra le mani. Fu così che, mentre i suoi coetanei continuavano con le solite "da grande farò il pompiere", " da grande farò il poliziotto", "da grande farò il camionista", "da grande farò il disoccupato", lui aveva cambiato il suo moto di gioventù con "da grande farò … il mago".
La serata è quella giusta, il tempo è ottimo e per di più è una di quelle serate che ti senti una iena (anzi le iene avrebbero paura di te se ce ne fossero in giro) e una di quelle serate che mentre esci dal camerino e senti l' applauso del pubblico che ti gratifica ma non ti sconcentra, preso nel tuo trainning autogeno dici" Stasera è la sera giusta per il numero del martello, stasera lo faccio davvero, oggi è un gran giorno!"
E così, con una canzoncina di sottofondo tra "l' ape maja" e "profondo rosso" il mago Barty entra in scena, soliti giochi di prestigio, applausi, altri giochetti (ormai era diventato …. un mago!). Chiama un ragazzotto dal pubblico, si mette una bandana in testa tipo Pantani ed invita il volontario a colpirlo forte sul capo con una mazza da 5 Kg. Il pubblico tace, il ragazzo trema, il mago mostra gli occhi della tigre, anzi della iena.
Rullo di tamburi, parte il colpo, violento e preciso, pezzi di cervello e di scatola cranica, sangue ovunque, il tutto ripreso in diretta. Fortunatamente o sfortunatamente, il poveretto non muore (subito si pensa, ma morirà, tutti dobbiamo morire). Viene operato una mezza dozzina di dozzine di volte ed è mantenuto in galleggiamento con tubi e tubetti, sondini, cardioqualcosa e cose del genere: la diagnosi lascia tutti senza dubbi: coma vegetativo irreversibile. Dopo 6 mesi di questo stato, quando tutti cominciano a porsi le domande sul senso della vita, il valore dell' eutanasia e il sesso degli angeli (moglie e figli compresi), un' infermiera del reparto rianimazione vede il poveretto che sbatte gli occhi, e li apre, e sorride, e cerca di muoversi ma non ce la fa, e fa cenni con il capo, e muove un dito cercando di parlarle, e lei si avvicina con un orecchio alla sua bocca.
Lui: " EEEHHH" ansimante.
Lei :" EH??" interrogativa.
Lui :" EEEEHHH EEEHHHH".
Lei : "EH?"
Lui :" Evualà!"

 

fuoritema ©- laboratorio permanente di scrittura e lettura
coordinato da Dario Marini

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