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Federica Guerra

"A cul che sbroda non manca mai merda" J. F. Rabelais (19 novembre 1999, credo)

Per anni, anzi per tutta la sua vita fino a quel momento, quel fatale momento, era stato silente. Muto come una statua di pietra, o di gesso, se volete, e anche se non volete, ma non assente, non come le statue che al posto delle pupille hanno dei buchi, degli incavi. Il suo sguardo era assorto, pensieroso, pareva riflettere e analizzare la gravità della condizione umana e di quella canina, sembrava dovesse cogliere e fissare il muto dolore dei pesci e delle farfalle.
La barba grigia lanosa gli copriva i lineamenti che non si capiva bene come erano, forse lo faceva apposta, lo faceva per nascondersi.
Bene, sta, di fatto, e questo era certamente un fatto e anche molti altri, che fino a quel preciso e fatale momento, nella sua vita si erano raccolti attorno a lui molti fedeli, molte questuanti, molti professori saggi politici e imprenditori per avere una parola, un'indicazione, un'illuminazione, insomma il verbo (fosse pure declinato al congiuntivo o anche all'imperativo).
Il grave e solenne momento era giunto.
Spostò il peso del corpo da una chiappa all'altra, era seduto su una poltrona di rosso velluto, scavalcò e incrociò le gambe per intendersi, e voi certamente mi intenderete, si grattò il mento, l'uditorio fece silenzio e lui pronunciò: A CUL CHE SBRODA NON MANCA MAI MERDA.
La folla dapprima silente si fece mormorante, poi sempre più rimbombante ed una febbrile e scottante agitazione la scosse e la sparpagliò.
Ciascuno ad ognuno volea diffonder la notizia, far conoscere al mondo la lieta novella e il nuovo rovello: che mai avrà voluto dire costui?
Se ne andarono tutti lasciandolo solo.
No, scusate mi correggo, non tutti, tutti tranne uno anzi una.
Era Maria, detta la Slossa, per la notorietà e l'apprezzamento generale di cui godevano certi giochino che lei sapeva fare (giochino oro-genitali, puntualizzo se avevate qualche dubbio).
La Slossa Maria gli si avvicinò e guardandolo semplicemente si capirono immediatamente.
Si appartarono.
Quando lui tornò esterrefatto, lei no, era uscita da una porta secondaria, pronunciò una seconda frase: A CASSO CHE SBORA NON MANCA MAI SPERMA.
Poi tacque.

 

fuoritema ©- laboratorio permanente di scrittura e lettura
coordinato da Dario Marini

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