| Ezio
Favero GITA AL MARE
Ore undici di una calda quanto afosa giornata di luglio.
Se portasse a qualche giovamento, farei anche la danza della pioggia, pur di ridurre di
qualche tacca la percentuale di umidità nell'aria.
Indosso boxer blu lunghi fino al ginocchio, e un sacco di pelo sparso qua e là sul mio
corpo.
Sono in piedi, alto, magro, rasato solo sulla faccia, e mi vergogno di non essere stato in
palestra negli ultimi dieci anni.
Ho i piedi sporchi di sabbia, anzi immersi nella sabbia.
Sono pronto per tuffarmi in mare, o meglio, in quel liquido dove l'acqua, con timidezza,
si sta facendo da parte per lasciare il posto a una varietà di liquidi più o meno
inquinanti, più o meno organici, più o meno colorati.
Penso che per arrivare dove l'acqua è più profonda, dovrò superare il doppio, anzi il
triplo muro di carne umana.
Primo muro: i bagnanti asciutti che stanno distesi a rosolarsi.
Secondo muro: i bagnanti umidi che passeggiano sull'arenile.
Terzo muro: i bagnanti bagnati che non si spingono mai dove l'acqua è più profonda di
mezzo metro.
Finalmente sono arrivato alle boe di segnalazione per le imbarcazioni da diporto.
E' bello nuotare qui, al largo, l'acqua è più fredda e profonda, non ci sono bambini che
urlano e giovani che tirano pallonate sulla schiena.
L'unica avvertenza è stare attenti alle eliche dei fuori bordo, arrivano veloci e non ti
vedonoaahahahahahahahaha
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