Mi ricordo, quella mattina in cui avevo la febbre
a 38°, sangue da naso inarrestabile e mi sentivo un eroe perché nonostante questo, era
andato a scuola, cera la lezione drammatizzata di storia, ero gasato, avevo letto in
un lampo la libresca versione della battaglia di Lepanto e mi preparavo a rappresentarle
con i miei compagni, una sorta di collettivismo individualizzato, ma lui, il maestro
SINIBALDO, marito di quella SBIRCIOLINA di sua moglie che tutti dicevano scema, perchè
nonostante le pezze al culo non andava a lavorare in fabbrica, che là al paese mio le
fabbriche pullulavano, cioè proliferavano ad ogni angolo, tutte rigorosamente di scarpe,
si perché si fondevano tra loro, scarpe da donna e scarpe da uomini e così nascevano
scarpe da bambino, e poi si dividevano e crescevano e si moltiplicavano e si
specializzavano dallontogenesi alla filogenesi dalla suola-genesi alla tomaia-genesi
su su fino alla stivalogenesi che era la forma più alta di espressione scarparia... ma
lei la Sbirciolina, dicevo, non ne voleva sapere di andare a lavorare, lei voleva rimanere
in casa, a crescere il figlio, uno, si perché non è che a casa spesseggiassero i figli,
e lui, il maestro, forse per questo era nervoso, e venne da me quella mattina in cui il
mio fazzoletto pullulava di microbi e virus a bagno nel sangue e così di punto in bianco
mi disse: "oggi ti vedo smorbio, vanitoso e mencio, fammi vedere il quaderno di
scrittura creativa..." Tentai di replicare, di richiamare lattenzione sulla
lezione attiva, la battaglia di Lepanto, con tutto quel sangue ero pronto a fare
realisticamente il ferito, ma lui niente, fissava con quegli occhi che sembravano i fanali
di una Topolino, le mie righe di elle e di ti e di bi, le misurava e
le confrontava, le analizzava e... scuoteva la testa, le anellate, diceva, andiamo male
con le anellate, scrivere è unarte, leggere è un arte, insegnare è unarte e
io pensavo che coglione e da allora associai questo aggettivo allarte e decisi che
tutto quello che finisce per one è arte... la mia epistassi si fermò, o meglio
decisi di sorvolare la situazione e il naso spiccò il volo.
Fonti ben informate mi dicono che 40 anni dopo, a
Pordenone, il mio naso è stato ritrovato attaccato alla faccia di Ezio e sanguina ancora,
che dico sanguina pullula di globuli rossi, bianchi e blu...