| era l'anno 1173... | |
| la carta di stracci | |
| Gli stracci vengono raccolti, acquistati, nei paesi e nelle città dagli
stracciaioli o cenciaioli che poi li rivendono alle cartiere. Gli stracci di lino, di canapa, vengono divisi in boni, grossi, vergati e passati alla pesatura. Sempre il cenciaio provvede poi alla scrollatura , all'arcarpatura e infine alla sceglitura per tipo, per colore, qualità del tessuto e stadio di usura. Gli stracci sono lavati, lisciviati, imbianchiti al sole e infine tagliati a strisce. Le strisce vengono bagnate e messe a macerare, con l'aiuto della calce, nel maceratoio, una cisterna dove restano diverse settimane. Dopo abbondanti lavaggi purificatori, gli stracci sono tagliati in pezzi molto piccoli per un'ulteriore rifinitura. La materia ricavata viene trasportata nella sala del mulino. La polpa o pesto si ottiene successivamente tramite un'ulteriore pestatura. I magli-enormi martelli di legno muniti alle estremità di chiodi appuntiti- si sollevano e ricadono uno dopo l'altro nelle rispettive pile con un movimento regolare e alternato indotto dall'albero a camme del mulino. Segue una fase di triturazione più fine con altre pile, dotate di magli chiodati a testa piatta, che trasformano gli sfilacci in fibre. è così pronta la pasta da versare nel tino. Solo arrivando in Italia, a Fabriano, il mortaio viene sostituito dalle "pile", sorta di magli di legno mossi a intervalli regolari da mulini ad acqua. All'interno di grandi vasche, a pila pesta la polpa fino a ridurla a pura fibra, procedimento che non solo rende ancor più veloce la fabbricazione ma anche libera i cartai dal pesante lavoro di pestatura. . Teatro di questa lavorazione è la gualchiera, il cui nome deriva da gualca: feltratura della lana. È proprio l'arte della lana a sperimentare la tecnica cartaria, utilizzando le stesse macchine e tecniche adoperate per la follatura dei panni. D'altronde il processo di formazione del foglio di carta ricorda la feltrazione della lana. |
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| Lucia Sellan Andrea Satta © 2000 |